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  • Moka: la ricetta base che funziona sempre

    La moka ha una cattiva reputazione che non merita. Quasi tutti i difetti del caffè in moka vengono da tre errori: acqua troppo calda, fiamma troppo alta, macinatura troppo fine. Corretti quelli, il risultato cambia.

    Riempi la caldaia con acqua calda, non bollente, fino alla valvola. Metti il caffè nel filtro senza pressare, livellandolo con un dito. Chiudi bene e metti sul fuoco più basso che hai. Quando il caffè inizia a salire, tienilo d’occhio: appena il flusso diventa chiaro e inizia a gorgogliare, togli dal fuoco.

    Il gorgoglio finale è vapore, non caffè, e porta in tazza la parte più amara. Fermarsi un secondo prima è la differenza tra una moka buona e una moka da bar di stazione.

  • Filtro V60 per principianti

    Il filtro è il modo più semplice per capire un caffè: nessuna pressione, nessuna crema, solo acqua che attraversa il caffè macinato. Le differenze tra le origini si sentono più che in qualsiasi altro metodo.

    Quindici grammi di caffè macinato medio, 250 grammi di acqua a 93 gradi. Versa 50 grammi, aspetta trenta secondi che il caffè si gonfi, poi versa il resto in due o tre volte, lentamente, in cerchi. Il tutto dovrebbe durare tra i due minuti e mezzo e i tre.

    Se ci mette molto di più, la macinatura è troppo fine. Se il caffè in tazza è sottile e acquoso, è troppo grossa. Anche qui, una variabile per volta.

  • Corso del sabato: come funziona

    Otto persone, quattro caffè, due ore. Il corso del sabato è pensato per chi non ha mai fatto un assaggio guidato e vuole capire cosa cerca quando dice che un caffè è buono.

    Si parte con lo stesso caffè in tre estrazioni diverse, per isolare l’effetto del metodo. Poi tre origini con lo stesso metodo, per isolare l’effetto del caffè. Alla fine, un assaggio alla cieca.

    Non c’è esame e non c’è attestato. Si esce con un vocabolario per descrivere quello che si sente, ed è la cosa più utile che possiamo dare.

  • Perché la data di tostatura è in etichetta

    Su molte confezioni di caffè trovate la data di scadenza, a due anni dalla produzione. Non è falsa: il caffè non fa male dopo un anno. Ma non è nemmeno informativa: il caffè è al meglio tra la seconda e la sesta settimana dalla tostatura.

    Per questo in etichetta mettiamo la data di tostatura, non la scadenza. Chi compra sa esattamente quanti giorni ha davanti e può decidere quanto prenderne.

    È una scelta che ci costa qualche invenduto. Preferiamo così.